la vita monastica

La storia fino al 1810
Dopo il 1998
Stemma del monastero di San Benedetto
la Regola di San Benedetto
la vita di San Benedetto

la vita quotidiana al Monastero di San Benedetto, Norcia

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Incontrare i monaci

The Monastery

la storia fino al 1810

The town of Norcia dates from pre-Roman days.

St. Benedict’s father was likely a civil magistrate and for this reason had his lodgings adjacent to the Basilica (in the Roman sense where matters of government took place).

St. Benedict and his twin sister St. Scholastica were born there in 480. As Benedict’s fame grew, an oratory was built to commemorate the place of his birth in the 8th century.

Monks came to Norcia in the 10th cent. and remained in one form or another until 1810, when they were forced to flee under Napoleonic laws.

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Dopo il 1998

...alcuni ricordi del fondatore, Padre Cassian

Dopo diversi anni di preparazione, il monastero fu fondato a Roma il 3 settembre 1998. Per due anni vivemmo in una casa per novizi presa in affitto, una sistemazione davvero gloriosa, nella quale una stanza fu adibita a cappella. Conservo ancora vividi nella mia mente i ricordi dei cani che abbiavano sotto la finestra della cappella. Visto che non c’erano stanze per tutti, ristrutturammo il garage e io vi andai ad abitare. Era umido e noi eravamo poveri, ma pieni di zelo e carichi dell’ideale monastico. Due anni più tardi, verso la fine del Grande Anno Giubilare, dopo aver cercato in vano una sistemazione più adatta, ci fu offerta la possibilità di trasferirci a Norcia, la città natale di San Benedetto. Così noi, una comunità senza monastero, andammo a Norcia dove c’era un monastero vuoto e nessuna traccia di una comunità monastica. Dopo molte trattative tra abati, vescovi e cardinali, arrivammo all’accordo. Affittamo un furgone e trasferimmo le nostre poche cose, per essere accolti con immenso entusiasmo dal clero della diocesi e dalla gente di Norcia. I Primi Vespri della prima Domenica di Avvento, nell’anno del Giubileo del 2000. Da allora la nostra comunità si è triplicata nel numero, e pian piano non abbiamo più stanze per tutti i confratelli...

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stemma del monastero di San Benedetto

Lo stemma del monastero è stato disegnato per noi da Fabio Iamberghi, un abitante di Norcia, appassionato di storia locale. È diviso in due sezioni. Sulla parte sinistra c’è il simbolo dei monaci Celestini, che abitarono qui prima di noi, che rappresenta la continuità con il passato. I Celestini furono una parte dell’ampio movimento Cattolico nel tredicesimo secolo, che enfatizzò il potere dello Spirito Santo. Il loro simbolo, pertanto, è una grande S, che sta per Spiritus Sanctus. Il monastero a Norcia, gestito dai Celestini per centinaia di anni, fu soppresso dalle leggi napoleoniche del 1810. La parte destra dello stemma rappresenta il presente: un tronco con nuovi germogli di vita che fuoriescono. Il tronco, naturalmente, è la vita monastica violentemente recisa nel 1810. Il simbolo con i germogli che hanno solo tre foglie, rappresenta il fatto che quando arrivammo qui nel 2000 eravamo solo in tre. Come dice il profeta Isaia “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” (Is 11:1) Questa immagine è sempre stata un segno di speranza.

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la Regola di San Benedetto

Il rinnovamento nella Chiesa avviene spesso con un ritorno alle fonti della fede e dello spiritualismo. Il documento del Concilio Vaticano II sulla vita religiosa, Perfectae Caritatis, spingeva il religioso a ritornare alle fonti per trovare nuova vita e nuova vitalità. Per i Benedettini, la fonte primaria, dopo le Sacre Scritture, è la Regola di San Benedetto (fare riferimento all’altro sito), un documento che per noi, è un dono dello Spirito Santo. Nella Regola, San Benedetto si rivela una guida saggia che capisce tutte le vie del cuore umano. Inoltre, propone ai suoi discepoli uno stile vita sano e bilanciato, una “scuola per il servizio del Signore”.

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la vita di San Benedetto

San Gregorio Magno, nel secondo libro dei suoi Dialoghi, ci dà tutte le informazioni che riguardano San Benedetto. Il fine di San Gregorio era quello di infondere la speranza nel suo gregge demorilazzato dimostrando che i santi esistevano ancora nel mezzo di una drammatica spaccatura nella società di quel tempo. In quattro libri San Gregorio ci dà eroici esempi di santità da ogni parte della penisola italiana. Dedica un libro intero a San Benedetto e descrive la sua vocazione monastica, le sue molteplici tribolazioni e i miracoli che Dio gli ha permesso di fare. Ad ogni modo, San Gregorio Magno non sta scrivendo una storia nel senso attuale della parola, e quindi omette molti dettagli di cui ci piacerebbe venire a conoscenza. Alla fine del secondo Libro, San Gregorio riconosce che il lettore potrebbe aspettarsi qualcosa in più, e dice: “Se qualcuno vuole conoscere in modo più particolareggiato lo stile di vita del santo, potrà trovare nell’istruzione della Regola tutti i documenti del suo insegnamento, perchè sicuramente quest’uomo di Dio non ha suggerito nessun insegnamento senza prima averlo messo in pratica nella sua vita” (Libro II, 36).

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